che sono arrivata ad impormi dei limiti fisici per non leggere niente, per non pensare più a niente, e farò la cura dei post it in cui mi scrivo le cose importanti, tipo respirare, tipo una cosa alla volta, tipo il tuo umore non può essere in balia di ogni minimo evento, che la mia faccia chissà dov’è archiviata adesso che sei immerso nel freddo, sono arrivata ad impormi dei limiti fisici poi basta un ragazzo che urla in un microfono che mi pare di aver già visto tutto di aver già sentito tutto mi pare che parli quasi di me, che sono arrivata a impormi dei limiti fisici a star male per non stare male, noi stiamo male per non stare più male, ed in più non sono io, non sono proprio io, sono un nome sbarrato, ho realizzato che non si può tornare indietro ai tempi delle lanterne di carta, ai tempi delle gelosie immotivate, ai tempi dei letti singoli e in due e degli smiths, dei cd incartati nelle fotocopie e scritti a mano, che io avevo paura di non sentire niente, mai più niente, adesso le mani screpolate sono solo le mie, e il male è un male cane, è un male canissimo, se posso permettermi, adesso è che vado in giro con una ragazza altissima e magrissima e mi sento a disagio perché lei di certo è lo standard che va per la maggiore e io mi sento goffa e mi sento brutta e c’è questo male canissimo che l’ultima volta che fatto le cose che ho fatto stasera poi ho inondato piazza castello a ferrara, e adesso anche adesso io sono un fiume in piena, e vorrei farti scorrere nel mio letto, adesso quando ci penso, a questo povero cane, non mi pare vero, di sentire certe cose, di provarle, in un certo senso credo si possa definire bene ma ho una paura fottutissima di inquinarlo con tutto il resto che sono io e le paure e i danni che faccio continuamente che vorrei smetterla di capire, vorrei arrogarmi il diritto di non capire niente e solo a quel punto improvvisamente capire tutto, senza spiegazioni, così, che sono arrivata ad impormi dei limiti fisici che non ho abbastanza volontà e abbiamo tutti rotto un po’ i coglioni con questo post-modernismo, come si fa a rinunciare ad essere felici, come si fa? nessuno lo sa com’è essere felici, ma come si fa? e adesso che c’è anche il terremoto io tremo per ben altre ragioni e tutta la polvere che ci si posa attorno, è insopportabile, che me ne faccio di questa polvere, che te ne fai, questi posti sono riservati, questi posti hanno un nome e non è polvere e non è altro, c’è scritto un nome chiaro e tondo. che poi questi ragazzi che urlano nei mircrofoni si sanno far voler bene, mi pare di conoscerli, mi viene da salutarli per strada.


